Intolleranza istamina: quali alimenti evitare

Pubblicato da: ValeriaM - il: 18-08-2018 8:28 Aggiornato il: 01-08-2018 8:32

Introduzione

L'istamina è una sostanza prodotta naturalmente dal nostro corpo, ma quando consumiamo troppo cibo che la contiene possono esserci dei problemi, soprattutto nei soggetti intolleranti. Per esempio i pesci e i cibi conservati mali hanno un contenuto eccessivo di istamina, e in quel caso di parla di Sindrome Sgombroide.

Approfondiremo in seguito tutti gli aspetti legati a questa patologia, una vera e propria forma di intossicazione. L'istamina è coinvolta in diversi processi: partecipa alle funzioni fisiologiche, alla risposta immunitaria, e agisce da neurotrasmettitore a livello del sistema nervoso centrale. Purtroppo negli ultimi anni sono aumentati i casi di intolleranza all'istamina, causata da un mancato equilibrio tra i processi di sintesi e degradazione della sostanza stessa.

Intolleranza all’istamina

Cos'è l'intolleranza all'istamina? Sicuramente vi siete imbattuti in titoli sui social ma non avete voluto approfondire questo problema. Come anticipato può essere dovuto ad un disequilibrio tra la quantità di istamina nell'organismo e i processi di degradazione. I sintomi sono simili a quelli di una reazione allergica.

Consumare cibi ricchi i distami interferisce con l'azione della diaminossidasi (DAO) causando dissenteria, mal di testa, arrossamenti, prurito, congestione nasale, aritmia e ipotensione. Attualmente almeno l'1% della popolazione ha questo problema, si tratta di persone di mezza età. L'intolleranza all'istamina è una condizione che può essere provocata anche da malattie gastrointestinali e da una predisposizione genetica. Per la diagnosi si esegue il test di provocazione dopo 4 settimane di alimentazione priva di istamina. Ricordiamo che devono essere eseguiti in strutture specializzate e sotto la supervisione di professionisti.

I disturbi compaiono entro 45 minuti dall'assunzione degli alimenti “incriminati” e scompaiono dopo un periodo di tempo variabile in base al contenuto di istamina. I sintomi sono più accentuati nel caso di consumo ripetuto o combinato di alimenti ricchi di istamina. Inoltre i soggetti con dermatite atopica possono accusare un peggioramento di mal di testa. Talvolta i disturbi gastrointestinali dell'intolleranza sono confusi con sindrome irritabile, inoltre a differenza delle allergie alimentari, non è interessato il sistema immunitario.

Prestate attenzione alle sostanze che provocano reazioni simili come la tiramina, l'ammina, la caffeina, la solanina, la teobromina e la serotonina. L'intolleranza può essere curata con l'alimentazione e con uno stile di vita corretto, quindi sarebbe utile evitare l'esposizione solare nelle ore più calde della giornata, evitare forti stress emotivi, smettere di fumare, praticare attività fisica.

Quale alimentazione seguire

L'intolleranza all'istamina è molto rara, però è importante conoscere gli alimenti ricchi di questa sostanza ed evitarne il consumo, alcuni sono davvero insospettabili:

  • Pesce: sgombro, tonno, aringhe;
  • Formaggi: Emmenthal, Cheddar, Camembert, Parmigiano;
  • Carni conservate: salame, salsicce;
  • Vegetali: pomodori, melanzane e crauti;
  • Vini: bianco, rosso e champagne.

Inoltre esistono dei cibi che possono incrementare il rilascio di istamina, con conseguente aumento della concentrazione serica nei soggetti considerati sensibili. Ecco la seconda lista di alimenti da tenere d'occhio:

  • Agrumi;
  • Papaia;
  • Fragole;
  • Ananas;
  • Noci e noccioline;
  • Spinaci;
  • Cioccolata;
  • Maiale;
  • Albume d’uovo;
  • Liquirizia;
  • Spezie e additivi.

Dopo aver letto l'elenco potreste aver pensato “Dobbiamo nutrirci solo di aria?”, in questo caso gli alimenti non devono essere eliminati completamente dalla dieta (per non andare incontro a carenze nutrizionali) ma bisogna consumarli con parsimonia, la possibile eliminazione deve essere valutata con i medici solo se c'è una reale necessità. Inoltre per quanto riguarda il pesce, precisiamo che deve essere di qualità, fresco o surgelato sul luogo di pesca, facendo attenzione alle specie che abbiamo segnalato perché sono più soggette alla formazione di istamina.

A cosa serve l’istamina

L'istamina è una delle ammine endogene, queste sostanze contengono azoto e il nostro organismo la produce a partire da alcuni amminoacidi. Coinvolta in molte reazioni, l'istamina esercita il suo effetto quando si lega ai recettori presenti sulle cellule. La sua azione ha molteplici effetti come la contrazione della muscolatura liscia, la vasodilatazione e il calo della pressione, la secrezione di acidi gastrici e la stimolazione delle fibre che regolano la sensazione del dolore.

Il rilascio dell'istamina avviene per degranulazione, e la sostanza viene metabolizzata da due enzimi: la DAO, di cui abbiamo già parlato prodotta nei rei e nell'intestino, e la istamina-N-metiltransferasi che si trova su tutti i tessuti. I soggetti con ridotta attività della DAO possono essere disturbati anche da piccole dosi di istamina, ed è proprio in questi casi che parliamo di intolleranza all'istamina.

Istamina e sindrome sgombroide

È arrivato il momento di approfondire la sindrome sgombroide, in letteratura i primi cenni si hanno nel 1799. Sei marinati inglesi avevano consumato il tonno. In tempi più moderni invece i principali focolai sono degli inizi degli anni '50 e localizzati in Giappone. Purtroppo da allora le segnalazioni sono aumentate.

La sindrome sgombroide è caratterizzata da manifestazioni di breve durata che si risolvono in maniera spontanea, la causa è il consumo di quantità eccessive di istamina con conseguente reazione allergica. I sintomi arrivano in mezz'ora, e sono arrossamento della pelle, forti dolori addominali, mal di testa, palpitazioni e dissenteria, in alcuni casi compaiono anche vomito e nausea.

Alcuni pazienti hanno riferito di aver provato una strana sensazione di secchezza alla bocca e sapore amaro La sensazione di malessere può continuare anche nei giorni successivi alla crisi. Il legame tra sindrome sgombroide e pesce mal conservato è stato evidenziato negli anni '40, solo ricerche successive hanno permesso di confermare che era l'istamina a scatenare le reazioni.

La formazione di istamina nel pesce è dovuta alla presenza di batteri localizzati negli intestini e nelle branchie. La sostanza è resistente alla cottura e ai processi di affumicatura, surgelamento e conservazione in scatola. Dunque per impedire la formazione di istamina il pesce deve essere abbattuto e conservato a temperature inferiori a 0°C. Ci sono alcuni casi di sindrome sgombroide dove il livello di istamina non era elevato, gli esperti sostengono che altre proteine abbiano potenziano gli effetti, oppure che i soggetti avessero un'intolleranza mai riscontrata. Il Ministero della Salute nel corso dell'anno ha predisposto una serie di richiami per cibi conservati per eccessiva presenza di istamina. I livelli ottimali nel pesce fresco sono di 0,1 mg per Kg. I controlli vengono effettuati su campioni di pesce tollerabili e i valori devono essere inferiori a 100mg/Kg.

ValeriaM

Laureata in Filologia Classica, da sempre appassionata di scrittura e copywriting. Classe 1989, ama leggere, andare al cinema e a teatro, allevare cani e gatti e mangiare i biscotti di Bellagio.

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