Olio di girasole: fa male? A cosa serve, proprietà, calorie, prezzo e come usarlo

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L’olio è uno degli ingredienti più utilizzati in cucina per soffriggere, friggere e preparare piatti dolci e salati. Ma quanto ne sappiamo di olio di girasole? Non solo olio di oliva. Le varietà di oli …

L’olio è uno degli ingredienti più utilizzati in cucina per soffriggere, friggere e preparare piatti dolci e salati. Ma quanto ne sappiamo di olio di girasole?

Non solo olio di oliva. Le varietà di oli di semi permettono di ottenere risultati sempre diversi, purché ci sia una conoscenza di base.

A trovare spazio nelle prove culinarie degli appassionati di cucina è l’olio di semi di girasole (conosciuto semplicemente come olio di girasole).

A cosa serve l’olio di girasole? Questo olio di semi è una valida alternativa all’olio di oliva, specialmente quando si tratta di friggere o preparare dolci senza burro.

Come è fatto l’olio di semi di girasole?

L’olio di girasole si ricava dalla lavorazione dei semi della pianta del girasole (Helianthus annus) sottoposti a spremitura o estrazione mediante agenti chimici.

In realtà la modalità di estrazione influenza la qualità e il valore nutrizionale dell’olio: sia la spremitura a caldo che l’uso di solventi chimici degradano le caratteristiche dell’olio estratto dai semi.

Questo significa che il migliore olio di girasole è quello ricavato dai semi di girasole mediante la spremitura a freddo. È l’unico in grado di conservare le proprietà dei semi di girasole.

Valori nutrizionali

La spremitura a freddo mantiene inalterate le caratteristiche dell’olio estratto dai semi di girasole, rendendolo un toccasana per il palato e il corpo.

Dal punto di vista calorico, l’olio di girasole restituisce molte calorie (circa 900 Kg ogni 100 g di olio). Quindi può diventare un nemico della linea se assunto in dosi eccessive.

Per quanto riguarda i valori nutrizionali, invece, si può parlare di una ricchezza di acidi grassi saturi e acidi grassi polinsaturi e una quantità discreta di vitamina E e minerali.

Proprietà dell’olio di girasole

L’olio di girasole ricavato mediante spremitura a freddo è l’unico in grado di apportare effetti benefici al corpo. Quali?

  • Colesterolo – La ricchezza di acidi grassi insaturi si comporta come un toccasana per il sistema cardiovascolare perché riduce i livelli di colesterolo LDL nel sangue (e anche quelli dei trigliceridi).
  • Radicali liberi – La presenza di vitamina E permette di considerare questo olio come un ottimo antiossidante: contrasta i radicali liberi, scongiura i danni cellulari e rallenta l’invecchiamento.
  • Deficit immunitario – Il contenuto di grassi “buoni” assicura un’azione immunostimolante che sostiene l’organismo nella sua lotta contro virus, batteri e altri agenti patogeni.
  • Batteri – Questo olio di semi è un antibatterico potente, specialmente quando le infezioni batteriche coinvolgono la pelle.
  • Stipsi – Da un lato il mix di vitamina E e acido linoleico assicura protezione alla mucosa dell’intestino mentre dall’altro lato l’azione lubrificante migliora il transito intestinale.
  • Glicemia – La quantità di acidi grassi insaturi può diventare un ottimo aiuto per tenere sotto controllo i livelli glicemici (purché l’olio venga usato moderatamente).

Olio di girasole alto linoleico e alto oleico

Qual è la differenza tra l’olio di girasole alto linoleico, l’olio di girasole alto oleico e l’olio di semi di girasole normale?

La differenza sta nella quantità rispettivamente di acido linoleico e acido oleico contenuta in questi oli rispetto a quello classico (contenente il 70% di acido linoleico e il 20% di acido oleico).

L’olio di semi di girasole alto linoleico è un olio estratto dai semi di una pianta di girasole più ricca di acido linoleico, cioè un acido grasso polinsaturo dalle mille virtù. Purtroppo il composto degrada più facilmente.

Al contrario l’olio di girasole alto oleico viene estratto dai semi di una pianta modificata per ottenere un contenuto maggiore di acido oleico (circa l’80%), acido grasso monoinsaturo dalle proprietà eccezionali.

Le percentuali di questi acidi grassi cambiano le caratteristiche degli oli: meno adatto alle cottura nel caso del tipo alto linoleico e ideale per le cotture anche ad alte temperature nel caso del tipo alto oleico.

Ovviamente, cambiando le quantità e il tipo di olio di girasole, il prezzo varia oscillando da poco meno di 2 euro fino a superare i 16 euro.

Come usare l’olio di girasole

L’olio di semi di girasole ricavato dalla spremitura a freddo può essere usato sia come condimento a crudo che come olio di cottura.

Se si decide di usare esclusivamente l’olio a crudo per condire le pietanze sarebbe meglio non superare i 3 cucchiai al giorno (30 g).

Se si vuole usare questo olio di semi e l’olio di oliva allora bisognerebbe rispettare sempre la quantità dei 30 g complessivi.

Per il resto si può usare per condire insalate, verdure grigliate, primi piatti e salse di accompagnamento o per sostituire il burro nella preparazione salate o dolci dal sapore delicato e dall’apporto calorico minore.

Qualche esempio di dolci preparati con questo olio? La torta di mele con olio di girasole, la crostata morbida con olio di girasole, la pasta frolla con olio di girasole, la sbriciolata con olio di girasole e la besciamella con olio di girasole.

Sì è possibile usare l’olio di girasole per friggere ma, considerando il punto di fumo dell’olio di girasole normale piuttosto basso, sarebbe meglio usare quello alto oleico. In questo caso servono 230 gradi per iniziare a degradare e a produrre composti dannosi.

Olio di girasole: Controindicazioni

L’olio di girasole fa male? L’uso di olio di semi di girasole non fa male e risulta sicuro e ben tollerato, ma soltanto se viene usato con moderazione e strizzando l’occhio alla qualità.

Gli esperti consigliano di evitarlo in caso di sensibilità o allergie alle Asteraceae, il gruppo di piante a cui appartiene la Helianthus annus. Lo stesso discorso vale per chi soffre di allergia al nichel.

Inoltre la percentuale elevata di acido linoleico impone un uso moderato per evitare la rottura dell’equilibrio tra acidi grassi Omega 3 e acidi grassi Omega 6 di cui fa parte (4:1).

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