Latte: oltre il bianco c’è di più

Pubblicato da: ValeriaM - il: 10-07-2015 11:56 Aggiornato il: 10-07-2015 11:57

Sin da piccoli le nonne e le mamme ci hanno torturato dicendoci: «Bevi il latte che ti devi fare le ossa!». Eppure tante volte il latte viene messo sotto accusa perché non fa bene. Sono molti gli studi contrari all'assunzione del bicchiere di latte quotidiano. La prima ragione è che l'uomo è l'unico mammifero che non beve latte della propria specie dopo lo svezzamento. Inoltre, altri studi hanno accertato che vi è un rischio maggiore di incorrere in malattie delle ossa come l'osteoporosi e in fratture. Purtroppo questo è vero (e le nonne se ne devono fare una ragione!). Il calcio nel latte causa l'acidificazione del plasma e non viene fissato nell'osso.

Sojamilch

Altri scienziati sostengono che il latte non dovrebbe essere bevuto a fronte di una sorta di prevenzione primaria dei tumori, in quanto al suo interno sono presenti ormoni e altre sostanze somministrate alle vacche per consentirne la produzione quando non sono gravide. Il consiglio è di preferire il latte di capra o, in alternativa quelli di origine vegetale (riso, soia, avena). Anche le abitudini alimentari devono diventare più “variegate”, pensiamo soprattutto agli yogurt, alternando il consumo di prodotti di origine vaccina con quelli biologici.

Riconoscere l'allergia al latte e l'intolleranza al lattosio

In tema di latte, non potevamo non affrontare questi due argomenti. Nei primi anni di vita i bambini sviluppano l'allergia al latte. Questa forma di allergia non deve essere confusa con l'intolleranza al latte. Scopriamo insieme le principali differenze.

L'organismo del bambini sviluppa degli anticorpi che agiscono contro alcune proteine del latte, ecco perché può succedere che dopo la prima assunzione si possono verificare delle reazioni piuttosto gravi. L'intolleranza al lattosio invece è dovuta alla carenza dell'enzima lattasi che digerisce lo zucchero del latte e dei latticini. Ovviamente in questo caso il sistema immunitario non è coinvolto minimamente. Le reazioni allergiche al latte possono verificarsi pochi minuti dopo il consumo o anche molte ore con vomito, coliche addominali, orticaria diffusa, eruzioni cutanee vicino alla bocca e dispnea (difficoltà nella respirazione). Nei casi più gravi si verifica anche l'anafilassi che richiede l'intervento immediato del medico in quanto a tutti i sintomi indicati in precedenza si aggiunge anche il collasso. L'intolleranza alimentare è localizzata a livello digestivo e si manifesta con gonfiori, flatulenza e diarrea.

Purtroppo i bambini allergici al latte, da grandi sviluppano altre allergie alimentari come quelle alle uova, alla soia, alle arachidi e anche febbre da fieno. La patologia può essere scatenata dalla graminacee, dai peli degli animali e altre sostanze. Tra i fattori di rischio vi sono soprattutto la familiarità e l'età.

Il latte per gli allergici al latte vaccino

latte

Per i neonati allergici al latte vaccino sono stati realizzate delle formulazioni in polvere a carattere ipoallergenico. Vengono prodotte con tecnologie complesse che hanno lo scopo di scindere le proteine del latte. Ricordate che il latte di capra, pecora e bufala non può assolutamente essere assunto da chi è allergico a causa di un fenomeno conosciuto come “cross-reattività”. Il latte di asina e quello di cavalla non hanno questa caratteristica, quindi sono delle buone valide alternative, tutt'ora oggetto di studi scientifici. Attualmente l'unica alternativa valida al latte vaccino è rappresentata da quelli di origine vegetale, come quello di soia.

Latte intero, parzialmente scremato e scremato: quali sono le differenze?

Ogni volta che ci fermiamo davanti allo scaffale del latte al supermercato, siamo indecisi su quale prendere perché non conosciamo le caratteristiche dei tre prodotti. Abbiamo deciso di fare un po' di chiarezza per aiutarvi all'acquisto consapevole. Innanzitutto dovete sapere che il “latte alimentare” viene prodotto dalla mungitura “ininterrotta” degli animali. Se non specificato diversamente, il latte in commercio è quello di vacca. La differenza tra latte intero, parzialmente scremato e scremato, è nel contenuto di trigliceridi e colesterolo. La scrematura separa chimicamente (e non a livello fisico) la componente grassa da quella acquosa attraverso la centrifugazione. Il latte parzialmente scremato contiene una quantità di lipidi pari a 1,5-1,8g/l, mentre quello scremato lo 0,3% di lipidi.

Quale latte scegliere?

Per la scelta del latte ci si può orientare seguendo il proprio palato (il latte intero per esempio è molto corposo, difficile da digerire, ed è perfetto per torte e creme). Nei casi in cui vi sono dei dismetabolismi del colesterolo o sofferenza vascolare, è preferibile bere il latte scremato in modo da abbattere gli acidi grassi introdotti con l'alimentazione.

Il pregiato latte di asina

Molto spesso sentiamo parlare del latte di asina come il più pregiato. Il motivo è molto semplice: il latte di asina è simile a quello prodotto dalle donne. Il latte di asina non deve essere allungato con acqua, come quello vaccino, tanto meno addizionato con molliche di pane per renderlo più digeribile. In passato veniva utilizzato proprio al posto di quello materno quando questo non era disponibile. Grazie alla produzione dei latti artificiali che riproducono (quasi) fedelmente la composizione nutritiva di quello umano (in termini quantitativi e qualitativi), non si ricorre più al latte di asina. Tuttavia, occorre specificare che il latte prodotto in laboratorio non è ricco di anticorpi e sostanze batteriche (presenti sia nel latte umano che in quello di asina) che assicurano un corretto sviluppo al neonato. Una delle sostanze più importanti è il lisozima, un enzima dotato di attività battericida (è presente in quantità minori anche nelle altre secrezioni biologiche come lacrime, muco e saliva); l'enzima è stato scoperto da Fleming nel 1922. I neonati alimentati con latte artificiale carente di lisozima hanno frequenti episodi di diarrea.

Purtroppo l'utilizzo del latte d'asina è stato superato perché nel confronto finale è risultato migliore di quello artificiale in quanto i progressi scientifici hanno permesso di studiare dei prodotti molti vicini a quelli umani e adatti alle esigenze del neonato.

Per i neonati che sviluppano allergie al latte vaccino, e non allattati, si può provvedere all'integrazione con il latte di asina. Ovviamente spetta al pediatra concordare le dosi, e stabilire il piano nutrizionale del bambino, per evitare che sviluppi altre intolleranze. Il latte d'asina è una sicuramente una valida alternativa, ma sono in corso ulteriori approfondimenti. Ricordate infine che il latte d'asina ha un contenuto modesto di lattosio e non è adatto a chi ha manifestato i primi sintomi di intolleranza.

ValeriaM

Laureata in Filologia Classica, da sempre appassionata di scrittura e copywriting. Classe 1989, ama leggere, andare al cinema e a teatro, allevare cani e gatti e mangiare i biscotti di Bellagio.

Ti è piaciuto questo articolo? Commentalo!

Termini di ricerca:

  • Il latte piu bianco